Per il mese missionario papa Francesco ci ha inviato un bellissimo messaggio dove in un passaggio dice: "Nel contesto attuale c’è bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo. Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)”. Sono parole forti e incisive che ci incoraggiano ad essere missionari di speranza, profeti di speranza. C'è bisogno di chi guardi al domani con occhi carichi di speranza che viene proprio dalla nostra fede e si nutre di carità. Ciascuno di noi è coinvolto nel raccontare ciò che ha "visto e ascoltato", ciò di cui ha fatto esperienza nella fede. Papa Francesco ci ricorda che nessuno è escluso da questo avvincente mandato missionario e profetico, anche chi è nel dubbio, nella sofferenza, in qualsiasi situazione, tutti sono necessari. C'è allora da ritornare a fare memoria di ciò che il Signore ha compiuto nella nostra vita, mi verrebbe da suggerire che c'è bisogno di raccontarci l'un altro dove e come il Signore è passato e continua a passare nella nostra vita, quali doni Egli ci abbia fatto e continui a farci nella quotidianità delle nostre giornate. Come sarebbe bello che tutte le nostre comunità risplendessero di questa luce di fraternità dove tutti possono trovare accoglienza senza sentirsi giudicati, dove l'annuncio del Regno di Dio si propaga fino agli estremi confini della terra. Quale sogno meraviglio Dio ha condiviso con noi perchè possiamo sollevarci dal torpore e camminare con gioia sulle strade del mondo.

Vi auguro allora di cuore un buon mese missionario. Possiate essere testimoni e profeti di speranza senza spaventarvi delle vostre debolezze e fallimenti, proprio li risplende più forte la grazia della misericordia del Padre. Annunciate a tutti la gioia di essere figli di Dio e fratelli e sorelle. Questa è la speranza che porta novità e vita ovunque. Pregate per la pace nel mondo e in particolare per l'Etiopia, purtroppo le cose si fanno sempre più complicate e la forte inflazione della moneta sta portando alla fame sempre più gente. Confidiamo che il Principe della pace, il Signore Risorto ci farà presto dono di una pace vera.

Fraternamente

don Stefano Ferraretto, missionario fidei donum in Ethiopia

“È da un anno che il don non è più fisicamente con noi, ma non c’è giorno che non ci venga a trovare: lo fa attraverso la sua foto che abbiamo proprio in corridoio, dove passano tutti mille volte al giorno, ma soprattutto ci viene a trovare attraverso le persone che lo hanno amato e che lui ha aiutato”. Anna Merlo è una delle operatrici di Porta Aperta, il servizio della Caritas diocesana di Como che funge da sportello di primo ascolto e orientamento per i senza dimora della città. Per lei, come per tutti quanti a Como sono impegnati al fianco delle persone più fragili, quella di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso esattamente un anno fa, il 15 settembre scorso, da uno dei tanti fratelli che quotidianamente aiutava, è un’assenza-presenza che si fa sentire ogni giorno.

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Attenzione, preoccupazione, vicinanza e solidarietà. Sono i sentimenti con cui la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi martedì 17 agosto in sessione straordinaria online, guarda all’Italia e al contesto internazionale. La riflessione si è concentrata in modo particolare sulla situazione relativa agli insegnanti di religione cattolica, al dibattito sul fine vita, alla crisi umanitaria in Afghanistan, al sisma che ha colpito Haiti.

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Sono trascorsi trent’anni da quando è entrato in vigore il sistema di sostentamento del clero previsto dal nuovo Concordato (1984) che, abolendo la vecchia “congrua”, istituiva l’8 per mille e le offerte deducibili. Prima della sua effettiva applicazione, questa grande trasformazione era stata accolta con un certo comprensibile timore dalla Chiesa, come è normale quando si lascia un sistema consolidato per sperimentare qualcosa di nuovo. Ma la storia di questi trent’anni ha dimostrato che non era un timore fondato. «Quel timore l’ho respirato solo indirettamente – racconta mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei – Non avendo vissuto la mia esperienza ministeriale nel sistema precedente, ma ho sempre ritenuto l’8 per mille e le offerte deducibili una soluzione eccellente: affida il sostegno economico della Chiesa e di tutte le sue attività innanzitutto alla responsabilità dei fedeli, e, in secondo luogo, anche di tutti gli altri cittadini che, in qualche modo, apprezzano lo straordinario lavoro svolto sul territorio dalle comunità cristiane».

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