Aprile 30, 2021

58^ GMPV - Testimonianza/2

Chi sei?

Sono Dario Marchioretto, ho 40 anni e sono originario di San Giorgio di Perlena. Seminarista al IV anno e faccio servizio nei fine settimana a Zanè.

Certamente vi aspettavate un seminarista giovane, come tanti dei miei compagni, invece vedete me, il decano dei seminaristi di Padova, e vi chiederete come mai sta storia? La risposta è semplice: ho fatto un po’ di tutto, e, finite le scuole superiori, dopo un anno e mezzo di università, ho lavorato per 15 anni prima di decidere di seguire il Signore.

Ero impegnatissimo. Oltre che al lavoro, in parrocchia seguivo corale, Consiglio Pastorale, Azione Cattolica…. Nel sociale suonavo nella Banda di San Giorgio, tra l’altro mi ricordo che sono venuto anche qui a suonare, ero soccorritore con la SOGIT di Fara… insomma non mi mancavano certo attività.

Quando hai sentito che Gesù ti voleva bene e hai deciso in cuor tuo di accettare questo amore e quindi di “seguirlo” sulla strada della vita consacrata?

In realtà l’idea di seguire il Signore e farmi prete per Lui posso dire di averla sempre avuta. Mi ricordo che da piccolo chiesi al mio parroco don Paolo (morto quando avevo 10 anni) come si facesse a riconoscere la vocazione e lui nella sua saggezza mi rispose: “Dario non preoccuparti, se il Signore ti chiama, te ne accorgi!”

Come dicevo prima, ero particolarmente attivo in tutti i fronti, ma tutto quello che facevo, rivedendolo adesso, era dovuto al fatto che cercavo sempre nuovi stimoli, nuove cose da fare: l’entusiasmo mi portava a fare tante cose, ma pian piano sentivo che non mi bastavano. In me cresceva sempre più un senso di vuoto che era diventato insaziabile.

Ero, come si definiva un anziano sacerdote residente nella mia prima parrocchia di servizio, a San Giacomo di Romano d’Ezzelino, un “asinello”: scappavo di qua e di là, un po’ indisciplinato pur di non farmi prendere dal Signore, seppure l’intuizione che avevo fin da bambino era sempre presente: qualche volta nascosta, qualche volta più evidente. Mi piace definirla un filo d’imbastitura con il quale la sarta abbozza un vestito: lo vedi e non lo vedi, ma qualcosa sta prendendo forma. In questo però Gesù, che dà la vita per le sue pecorelle, non ha mai perso la pazienza di farmi sentire la sua voce. Ho la certezza che Lui non è un mercenario: ci conosce talmente tanto bene che non abbandona l’idea di vederci felici e realizzati! Lui ci conosce, ma anche noi possiamo dire di conoscerlo un po’….

Infatti, lo conoscevo: quando avevo necessità, o qualche bisogno, sapevo che c’era, non avevo paura di rivolgermi a Lui, ma una volta raggiunto l’obiettivo, pensavo che con una novena, una serie di rosari, …. RingraziarLo. In realtà ho scoperto che l’amore del Signore è talmente grande che l’unica cosa che gli dà gioia non sono i nostri sacrifici, ma l’essere felici e gioire dell’Amore che Lui ha per ciascuno di noi.

C’è un’altra cosa qui… io chiedevo ciò che per me andava bene e in un certo senso volevo essere autonomo. La realtà, guardandola ora, è che volevo io reggere il gioco, io avere il timone del mio carro, io il volante della mia vita! Ad un certo punto però sentivo che avevo bisogno di qualcuno con cui confidarmi per tutto quello che vivevo, ma anche perché quel senso di vuoto non mi abbandonava. È importante capire che il Signore ci manda a due a due apposta per questo motivo.

Ho fatto diversi tentativi per intraprendere un cammino che mi aiutasse a fare chiarezza: piccoli, timidi passi, ma da solo è difficile. Pensate che cercavo in internet proposte vocazionali, contatti, ecc.… ma mi mettevano dentro a risposte preconfezionate, o a vedermi fuori tempo massimo. Il Signore però è buono e confidente, nel vangelo abbiamo sentito “Ascolteranno la mia voce!”.

Delle cose importati ricordiamo date, luoghi, momenti, circostanze. Il 18 marzo 2014 avevo qualche problema con il lavoro, e al solito mi confidavo con il mio parroco per avere un consiglio. Non c’era e mi rivolsi ad un sacerdote amico. Ricordo che mi diede uno scossone quando gli dissi che stavo riflettendo sul fatto di cambiare lavoro e mi rispose: “Dario, ma tu pensi che cambiando lavoro, risolvi i tuoi problemi? Forse è un altro il cambiamento che devi fare!”. Divenne in mio padre spirituale, e così iniziammo un cammino serio di capire cosa il Signore volesse da me.

Questo cammino mi portò ad intraprendere il gruppo vocazionale diocesano, aperto a tutti i giovani che vogliono capire cosa fare della loro vita, e ricordo bene che al primo incontro, domenica 27 novembre 2016, prima di Avvento, durante l’Eucaristia, la voce del Signore che nel vangelo parlava del Cercatore di perle, mi colpì nel profondo. Quel cercatore di perle potevo essere io e avendo trovato quella perla preziosa e dovevo lasciare tutto! Tutto però non finisce lì: a pranzo don Silvano, responsabile della pastorale vocazionale mi dice che vorrebbe parlarmi, io ingenuamente pensavo dovesse chiedermi chissà quale cosa, invece, mi propose di lasciare tutto ed entrare a Casa Sant’Andrea (la comunità vocazionale del seminario, propedeutica al seminario maggiore) a gennaio/febbraio. Io mi ero già preparato il mio programma: ad aprile dare il preavviso di licenziamento al lavoro, dea settembre decadeva il mio mandato da presidente delle banda, dopo l’estate avevo la possibilità di trovare un nuovo direttore della corale, invece tutto è stravolto. Anche il padre spirituale, che nel frattempo avevo cambiato, qualche giorno prima mi fece la stessa proposta. Capii che stavolta il Signore mi aveva preso per la giacca, quasi a dirmi: “Basta giocare, lasciami il timone, lasciami il volante della tua vita!”.

Portavo questo pensiero nel cuore, e nonostante l’importanza e il timore di lasciare tutto, il giorno dopo provai un senso di liberazione, una felicità incredibile, una gioia grandissima. Avevo trovato Chi riempiva la mia vita.

Il Signore mi accompagna e me ne accorsi anche dal fatto che tutti i problemi che vedevo nell’intraprendere questo cammino, si risolsero senza problemi: il Signore spiana veramente la strada.

Certamente rimettermi sui libri, cambiare stile di vita, imparare ad affidarmi non è sempre facile, ma vedo che riesco e questo lo attribuisco al Signore che sempre dà forza e sempre ci guida pur di vederci felici.

Dario Marchioretto

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